Orria - Piano Vetrale - Casino Lebano

 

VIAGGIO NEL COMUNE DI ORRIA (SA)

Storia, Arte, Folklore e Sapori.

testi a cura di Massimo SICA

Il Comune di Orria, in Provincia di Salerno, la cui circoscrizione comprende la frazione Piano Vetrale e la contrada Casino Lebano, è uno degli ottanta comuni compresi nel perimetro del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano ed Alburni, e di esso è parte integrante per bellezza e ricchezza di scenari.

Il territorio del Comune di Orria, incluso interamente nell’ambito della Comunità Montana “Gelbison e Cervati”, ha una superficie di 26,34 chilometri quadrati e confina con i territori dei Comuni di Perito, Gioi, Salento, Stio, Magliano e Monteforte C.to.

Presenta una popolazione complessiva di circa 1162 abitanti (Censimento 2011), ed una altitudine media di 540 metri sul livello del mare.

Orria, è facilmente raggiungibile sia provenendo da Nord che da Sud.

In treno: le stazioni ferroviarie più vicine sono Omignano Scalo e Vallo-Castelnuovo, distanti rispettivamente 11 e 14 chilometri.

In auto: lasciando la Salerno-Reggio Calabria, all’altezza di Battipaglia, imboccando la Variante alla Statale 18, transitando per Agropoli, per poi svincolare ad Omignano Scalo.

Da dove, in pochi minuti, percorrendo una strada che si arrampica su per le colline, costeggiata da ulivi, fichi, vigneti e zone incolte, regno assoluto di ginestre, corbezzoli, eriche, tagliamani, mirto e tante altre piante della macchia mediterranea,  passando per la Contrada Casino Lebano, si raggiunge il centro abitato di Orria.

Toponimo, che secondo la tradizione, significa “granai”, derivando, narra una leggenda, da una esclamazione di un Dux Longobardo, che diretto a Benevento con il suo esercito, di ritorno dalla Calabria, passando per la Piana di Casal Velino, dove la popolazione indigena aveva già provveduto a mietere e nascondere il grano, comandò alle sue avanguardie di  cercare campi ancora da mietere.

Ad un certo punto, dopo aver  individuato delle zone coltivate a grano, nell’attuale territorio orriese, il Dux urlò: “horrea mea video!” (vedo i miei Granai).

Al di là del mito, gli storici rilevano che “Horrea” era il lemma con il quale le congregazioni religiose definivano alcune “Grancie”(colonie agricole) destinate alla conservazione dei cereali ed altri prodotti agricoli.

Un’ origine etimologica, sebbene non documentata, mai dimenticata dalle genti del luogo.

 

CENNI STORICI

 

Sebbene i primi documenti che confermino l’esistenza di questo casale denominato Oriola e poi Oria, risalgano all’11° secolo,

la storia di Orria e delle sue frazioni, è analoga a quella di tanti piccoli borghi cilentani, sorti in seguito alla distruzione, per mano dei Barbari, nel 6° secolo d.C., di Velia, l’antica Elea per i Greci. Una delle città più illustri e famose del mondo antico, il cui splendore è collegato all’opera dei Focesi , navigatori ed esploratori temerari approdati sulle coste del Cilento, alle foci dell’Alento, provenienti dalla Corsica (Alaia), dove si erano stabiliti momentaneamente, dopo la fuga dalla Grecia, in seguito all’assedio sanguinoso dell’esercito persiano guidato da Arpago, alla loro città nel 545 a.C.

Il nome di Velia è legato in maniera inscindibile ad una delle maggiori e più importanti scuole filosofiche: la scuola Eleatica, fondata da Senofane di Colofone e resa famosa da Parmenide e dal suo allievo Zenone.

Nel corso dei secoli, Velia, al pari delle altre colonie greche, quali Paestum (Posidonia, per i Greci) e Bussento, subì numerosi tentativi di invasioni.

I primi ad assediarla, nel 5°secolo a.C. furono i Lucani, orgogliosi guerrieri di razza sannitica.

Dai Lucani deriva il nome dell’intera area che comprende il Cilento, il Vallo di Diano e la Basilicata: la Lucania.

I rapporti fra i due Popoli, in un primo tempo, ostili, divennero ben presto di collaborazione, con benefici reciproci. I Greci, erano guardiani del mare, i Lucani custodi dei territori interni ove fondarono numerose città fra le quali Civitella e Roccagloriosa.

Una collaborazione stroncata nel sangue dai  potenti eserciti romani, nel 275 a.C.

Durante l’età imperiale, Cesare Ottaviano Augusto, dividendo l’Impero in province, incluse il Cilento nel 3° dipartimento, destinandolo, di fatto, a pertinenza agricola di Roma, ovvero, luogo, dove allevare i migliori animali e coltivare i prodotti da destinare alle mense dei romani.

In seguito, le invasioni barbariche e la conseguente caduta dell’Impero Romano d’Occidente,  la guerra Gotica, l’imposizione feudale dei Longobardi ed i continui saccheggi dei Saraceni, determinarono la disgregazione del Cilento in tanti piccoli nuclei che, nonostante la vicinanza, si ignoravano del tutto.

I centri maggiori sulle coste si svuotarono e la popolazione si disperse nell’entroterra, in zone più inaccessibili per i predatori, dando vita a molti villaggi , sorti spesso vicino ai conventi edificati dai monaci Basiliani.

Quest’ultimi arrivati nei territori cilentani intorno al 7°secolo d.C., per sfuggire alla furia iconoclasta scatenatasi nel loro paese.

Successivamente, i Longobardi, istituirono il Principato di Salerno e di guisa divennero anche padroni del Cilento. Il loro dominio durò fino al 1076, anno in cui , il Principato di Salerno, fu conquistato dai Normanni di Roberto il Guiscardo, il quale, in segno di gratitudine per la fedeltà mostrata, donò il Cilento a Troisio Sanseverino: la cui famiglia, fra alterne vicende, dominò su questa terra fino al 1500.

Secondo alcuni studiosi, Orria, al contrario dei Casali vicini, non apparteneva alla Baronia di Novi, dipendendo direttamente dalla Corona.

Dal 1476, anno in cui il Re vendette Gioi al suo primo Ministro: Antonello De Petruciis, fino al 1772, i casali di Orria, Piano e Vetrale, insiemi agli attuali territori dei Comuni di Salento, Perito e Moio della Civitella, divennero possedimenti dello Stato di Gioi e di questo seguirono le sorti.

Nel XVI Secolo, terribile fu la catastrofe umanitaria causata, prima da una grave carestia e poi dall’epidemia di peste del 1656, che decimò l’intera comunità orriese.

Dopo il 1500, a seguito della rinuncia di Ferrante Sanseverino ai suoi possedimenti, la terra cilentana fu smembrata  e venduta ai vari nobili.

Quest’ultimi, quasi sempre napoletani, per la gestione dei vari feudi, si affidarono a fiduciari senza scrupoli che non esitarono a vessare con ogni angheria i poveri contadini, costretti a sopravvivere con gli avanzi di quello che essi stessi producevano.

 I Baroni, con la forza ed il sopruso, nei secoli 16° e 17°, vantando diritti illimitati sui loro possedimenti, di fatto, ripristinarono la servitù della gleba.

Furono anni di fame, carestie, sfruttamento ed abbandono, che generarono la risposta della ribellione e della violenza: i Briganti.

Si narra, che proprio nelle campagne del Comune di Orria, i fratelli Capozzoli di Monteforte, famosi banditi dell’epoca per il Regime Borbonico, valorosi patrioti per le genti Cilentane, trovarono rifugio ed aiuto dalle famiglie locali.

Vicenda, ormai consolidatasi nell’immaginario popolare, sebbene trattasi di un “falso storico”, come sottolineato da alcuni studiosi. L’errore, perpetuatosi negli anni, è stato quello di inquadrare la vicenda dei fratelli Capezzoli, nel periodo del Brigantaggio, successivo ai “Moti del Cilento” del 1828, che videro quali sfortunati protagonisti i fratelli di Monteforte Cilento.

Nel 1772, Ferdinando IV di Borbone, autorizzò la divisione del Feudo di Gioi.

L’8 agosto 1806, durante il Governo Napoleonico, Orria divenne Comune autonomo e nella sua circoscrizione venne inclusa la frazione Piano Vetrale ed il territorio dell’attuale Comune di Perito e della sua frazione Ostigliano, divenuto autonomo il 17 Novembre 1849.

Tra gli uomini illustri di questa martoriata terra vanno ricordati : Bernardo Gugliucci, nato ad Orria verso la fine del 1700, esponente delle sezioni carbonare-filadelfe, partecipò ai moti cilentani del 1820-21. L’Avvocato Erminio Lancellotti, in qualità di Consigliere provinciale ebbe il merito di realizzare varie infrastrutture pubbliche, tra le quali, la più importante è rappresentata dal “Ponte sulla fiumara”, realizzato in 5 anni di lavoro, dal 1921 al 1925. Il Duca Erminio Gugliucci, giornalista, studioso, fu amico personale di Benedetto Croce; eletto Sindaco nel 1958, realizzò molte opere di carattere sociale.

 

OGGI

 Oggi, Orria, si presenta come uno dei più caratteristici paesi del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano ed Alburni.

Un borgo, fortemente ancorato alla sua storia, con parti di territorio urbano sapientemente conservati. Tra i quali, meritano menzione: Via Capo Orria, Vico Grotta, Via Belvedere, Via Tempa, Corso Umberto I e Via Marchesano, caratterizzati dalla presenza di archi, pontili, fontane ed edifici destinati ad uso abitativo di interesse storico-culturale in ottimo stato di conservazione.

Medesima cura è stata riservata agli edifici di culto: la Chiesa di San Felice Martire, costruita intorno al 1500;  Patrono del paese, San Felice m. viene festeggiato solennemente due volte l’anno: il 14 Gennaio e la seconda Domenica di Agosto.

In Piazza della Vittoria, si erge l’antica Cappella della Madonna delle Grazie, mentre sulla collina che sovrasta il paese si può visitare il Santuario dedicato a Santa Domenica Martire, la cui festa ricorre il 7 Luglio.

Gli artigiani del luogo, fattivi e capaci, sono numerosi.

Per decenni, particolarmente apprezzati, sono stati alcuni muratori, veri e propri maestri scalpellini della pietra.

Oggi, l’estro e le capacità manuali degli Orriesi, possono essere ammirate non solo nell’edilizia e nell’agricoltura, attività da sempre praticate, ma anche nel mondo della meccanica.

Una passione per le auto, vera e propria peculiarità di Orria, culminata anni or sono, nella costituzione di un Club di auto d’epoca (Auto Revival Club); il quale, ad oggi, vanta modelli tanto meravigliosi quanto rari. Veri e propri gioielli per i collezionisti del genere.

Orria, inoltre, è uno dei pochi paesi del salernitano, dotato da decenni, di una sala cinematografica, il cinema “KURSAAL”.

Una struttura accogliente, tanto confortevole quanto tecnologicamente funzionale.

Nell’ultimo trentennio, un altro evento che ha assunto i connotati della tradizione popolare, è: “Il Carnevale Orriese”.

Una manifestazione, per bellezza e cura organizzativa, vero vanto, nel suo genere, per la Comunità Orriese nel panorama del Cilento collinare.

 

TERRITORIO EXTRAURBANO

Il territorio extraurbano, del Comune di Orria, disseminato di “casedde”, piccole e caratteristiche case di campagna,   presenta un paesaggio da vivere e scoprire con i propri occhi, ricco di flora e fauna.

I terreni agricoli, di natura povera, si prestano alla coltura della vite, dell’ulivo e del fico.

Quest’ultimo, alimento base per generazioni di contadini, è presente in una varietà tipica : il fico bianco del Cilento (cultivar “Dottato”). Un prodotto di pregevole qualità, particolarmente raro, per la cui riscoperta e valorizzazione, si organizza ad Orria capoluogo, da alcuni anni, dal 31 Agosto al 03 Settembre, una sagra denominata: “Ficoscia” con un menù a base di fichi bianchi del Cilento.

Si tratta di un prodotto avente caratteristiche uniche e di assoluto pregio, apprezzate anche all'estero.

Gli studiosi del settore ne esaltano le qualità con una descrizione entusiasta ed esaustiva: “Il ‘Fico bianco del Cilento DOP’ deve la sua denominazione al colore giallo chiaro uniforme della buccia dei frutti essiccati, che diventa marroncino per i frutti che abbiano subito un processo di cottura in forno. La polpa è di consistenza tipicamente pastosa, dal gusto molto dolce, di colore giallo ambrato, con acheni prevalentemente vuoti e ricettacolo interno quasi interamente pieno. Tali caratteristiche, considerate di eccellenza per la categoria commerciale dei fichi essiccati, sono appunto i tratti distintivi che qualificano il “Bianco del Cilento” DOP sui mercati.”

Per Secoli, i fichi secchi hanno rappresentato una fonte alimentare straordinaria -sfamavano e costavano poco- tanto da meritarsi l’appellativo di: “Pane dei poveri”.

Negli ultimi anni, grazie all’impegno di giovani imprenditori, si è registrata una crescente riscoperta del prodotto, con la messa a dimora di nuovi impianti.

Sulle colline la coltura più diffusa è quella dell’ulivo, coltivato in terrazzamenti (“rasole”- “fraveche”), ovvero, campi circondati da muretti a secco, un’impronta caratteristica dell’intero paesaggio agrario cilentano.

Da alcuni decenni, si sono fatti decisi passi in avanti, circa la “professionalità” relativa alle modalità di coltivazione dell’olivo.

La qualità di un olio, dipende dalla coltivazione delle piante prima, e poi dalla cura minuziosa da porre nella raccolta delle olive, nella molitura, nel filtraggio e così via.

Il rispetto di regole ferree di lavorazione, sia da parte dei coltivatori, sia da parte dei frantoi locali, unite alla qualità delle varietà di olive coltivate, hanno fatto sì, che  all’olio prodotto nel territorio del Comune di Orria, venga riconosciuta un’elevata qualità.

Discreta, anche, la produzione di vino e castagne.

Il patrimonio zootecnico, un tempo di proporzioni ragguardevole, oggi, risulta di modesta entità, nonostante la presenza di ottimi pascoli.

Da sottolineare una ripresa del settore, grazie al lavoro posto in essere da alcuni giovani entusiasti. Un impegno concretizzatosi nell’allevamento di capi di bestiame, capre, pecore, maiali, unitamente a polli e galline. 

Dal punto di vista geologico, il territorio, presenta rocce arenarie, la cui natura appartiene al “flysch del Cilento”.

 Il termine “flysch”, deriva da una parola dialettale svizzera e significa: “terra che scivola”; si tratta di rocce derivanti da sedimenti accumulati nei fondali marini prima della loro emersione causata dalle spinte tettoniche.

Percorrendo la strada, non a caso definita panoramica, che si snoda alla sommità delle colline che vegliano instancabilmente Orria e  la sua frazione Piano Vetrale, si rimane incantati dalla splendida vista che si gode sul paesaggio circostante.

Un paesaggio, vivo di un lussureggiante verde, di terreni dolcemente ondulati, il cui fluttuare è interrotto solo all’orizzonte dallo specchio del mare di Casal Velino, sempre avido di irreali riflessi. Uno spettacolo replicato all’infinito dalla natura, dinanzi al quale, neanche l’animo più arido può esimersi dal sognare.

Impegnandosi nella discesa del versante opposto, guardando verso Magliano e Monteforte C.to, percorrendo chilometri di boschi incontaminati, immerse in un mare di felci, si incontrano antiche Querce, ora solitarie, ora in compagnia di Aceri, Lecci , Olmi, e distese di Castagni, il cui frutto rappresenta un altro prodotto importante per l’economia locale.

Lungo quei sentieri, qualsiasi manifestazione umana sembra scomparire, mano a mano, che il cammino porta l’escursionista ad essere inghiottito da quel mondo così affascinante dalle sue indescrivibili tinte, che, soprattutto, dopo l’inverno assumono il tono della festa, ricordando l’esplosione di colori delle opere dei moderni vraiters .

Un inestricabile e maestoso groviglio di verde, regno incontrastato di cinghiali, volpi, faine, martore, talpe e lepri; ed ancora, volteggiando tra gli alberi, beccacce, gazze, merli, tordi, barbagianni e civette.

Nei pressi dei torrenti, percorsi da un’acqua limpida, si ammirano rocce bianche o bizzarramente striate, cinte da felci ed adorne di splendidi fiori variopinti.

Come sottofondo il ronzio degli insetti, lo scorrere dell’acqua, il fruscio degli uccelli ed il  respiro del fortunato visitatore.

Il tutto avvolto da un’aria fredda, pungente.

Angoli meravigliosi, la cui bellezza rapisce, sottraendo l’esterrefatto osservatore, da quella dimensione chiamata civiltà, convincendolo che nessun’opera dell’uomo eguaglierà mai l’ineffabile splendore della natura.

 

LA FRAZIONE PIANO VETRALE

Percorrendo la Provinciale237, a quattro chilometri da Orria Capoluogo, si incontra la frazione Piano Vetrale, la quale, presenta un assetto urbano che ricalca quello del suo capoluogo, e tipico dei paesi cilentani dell’entroterra.

Solcato da una miriade di vicoli, spesso collegati da lunghi archi, presenta viuzze anguste, pavimentate da selci, le cui pietre levigate dalla vita di generazioni di contadini, potrebbero dettare fiumi di storie.

Un borgo particolarmente caratteristico, che fino agli inizi degli anni Sessanta del Novecento, era costituito da due paesini distinti: Vetrale e Piano, con Scuola, Parrocchia e ufficio postale separati.

Il confine tra le due borgate era rappresentato dal “Vallone di Sabato”, limite invalicabile, perfino, per le Processioni dei Santi Protettori.

Provenendo da Orria, la porta d’ingresso era ed è la località “Tingo” o “Aria re Pichiuddo” (via Piemonte), invece, il visitatore che arriva da Gioi o Stio C.to si imbatte nel primo nucleo abitativo rappresentato dalle “Case di Maria” (Via Europa).

 

Il toponimo Piano (nell’antichità Piano di Gioi o del Cilento), secondo gli studiosi, deriva dal termine Planus, con evidente riferimento all’altopiano su cui sorge, mentre Vetrale, di origine molto più antica, sebbene non vi sia concordia di tesi, deriverebbe dal distaccamento, in questi luoghi, di un gruppo di veterani romani, ossia di vecchi militari romani, provenienti dalla vicina Gioi, sede di un presidio dell’esercito imperiale.

Altri studiosi propendono per una spiegazione meno articolata. Il toponimo “Vetrale” deriverebbe, semplicemente, da “Vetero”, ovvero, antico, ed indicherebbe un punto di riferimento, un luogo di avvistamento o una fonte d’acqua.

Tesi, quest’ultima, supportata dalla presenza nel centro storico di Vetrale, ancora oggi, della “Fontana Vecchia”; simbolo per antonomasia del borgo.

Costruita intorno al 1760 circa, ed interessata da adeguamenti strutturali nel corso dei decenni, la fonte, a due getti continui in tre vasche comunicanti, si apre su uno spazio, dove solo lo scorrere dell’acqua, modifica uno scenario immobile da secoli; nei suoi pressisorge la Cappella della Madonna delle Grazie.

 

A Vetrale,  merita di essere visitata la Chiesa di S.Elia Profeta, patrono del fuoco, della pioggia e della siccità,  solennemente festeggiato il 20 Luglio.

La chiesa, fondata intorno all’anno mille, dai Monaci Basiliani, fu intitolata originariamente a San Biagio, e solo con la successiva amministrazione dei Benedettini della Badia di Cava, venne consacrata a S. Elia.

Nell’antichità questo Tempio era luogo di culto per tre casali: Piano, Vetrale ed Aria, quest’ultimo abbandonato in epoca medievale.

L’edificio sacro sorge a pochi metri dal Cimitero e negli anni Ottanta e Novanta del Secolo scorso, è stato interessato da un lungo e sapiente lavoro di restauro. Da completare, ancora, il recupero della Cupola.

Altri angoli caratteristici di Vetrale sono: “Lo Vaglio”(via Roma); “Lo Passetto”(incrocio tra via Roma e via Europa); “Capo Ceraso” (via Europa); “Li Cuvieddi” (via Roma); “La Croce via”(via Europa); “San Antuono” (P.zza Risorgimento); “La Curva”(incrocio tra via Delle Regioni e via Piemonte) e “La Cote” (via Delle Regioni).

 

A Piano, si erge la Cappella di S. Antonio e la Chiesa di S. Sofia, fondata nel 1453 circa, secondo la tradizione, da Dionisio Mazza, detto il Greco, un profugo proveniente da Costantinopoli.

L’edificio, dotato anche di un campanile tra i più alti del Cilento, fu interessato negli anni Novanta del ‘900, da un lungo lavoro di ristrutturazione, grazie al quale, oggi, è possibile ammirarlo in tutta la sua bellezza architettonica.

Stesse considerazioni per le due navate che compongono la struttura ( la laterale fu costruita nel 1951) e la facciata in pietra, opera del certosino restauro curato dalle maestranze del luogo.

 

Restando in tema religioso, la popolazione ricorda con grande enfasi, il 1951, anno in cui dal 21 Febbraio fino ai primi di novembre, in località Tempa dell’Arenola, apparve a molti devoti, la Madonna.    

Il luogo, divenne molto presto, meta di pellegrinaggio, per migliaia di fedeli provenienti da ogni dove. Oggi, sul posto sorge un tempietto.

Tra i tanti angoli suggestivi di Piano, meritano di essere visitati: “Capo Lierto” (via Napoli); “Addoreto lo Vico” (via Napoli); “Sotta l’Arco” (via Piave); “Ngapo lo Chiano” (P.zza S. Sofia); “La Chiazza”(via Paoluccio della Madonnina); “Le Scaledde” (via Mar Tirreno); “Mbere la Vigna”- “Santa Croce” (via Case Sparse)- nell’antichità vi sorgeva una Cappella; “L’Aria” (P.zza S. Antonio); “L’Ortale” e “La Tempa” (via Della Vittoria).

Da quasi quarant’anni, Piano Vetrale è noto quale paese dei Murales (Murali) nel Parco del Cilento, enormi e splendidi dipinti che ornano quasi tutte le facciate esterne delle case, alcuni, realizzati anche su antichi portoni. Trattasi di pitture, eseguite sulle pareti di edifici pubblici e/o privati, alla cui composizione partecipano, nella maggior parte dei casi più persone.

Opere di artisti italiani e stranieri, raffigurano le scene più variegate, partendo da personaggi fiabeschi, continuando con i segni dello zodiaco e le scene di tradizioni popolari, per arrivare attraverso il gioco della vita alle considerazioni, talvolta sconcertanti del nostro tempo.

Una peculiarità suggestiva, da regno della fantasia, che rende Piano Vetrale un esempio di “Museo a cielo aperto”, una sorta di “Faerie” terrestre.

L’iniziativa di trasformare Piano Vetrale in una sorta di “Museo a cielo aperto”, attraverso pitture murali, nacque alla fine degli anni Settanta del Secolo Ccorso, grazie alla felice intuizione, divenuta suggerimento, del compianto artista siciliano, Pino Crisanti.

Il suggerimento fu colto e l’idea prese corpo, grazie all’entusiasmo dei giovani del luogo, fondatori, nell’autunno del 1977, del Circolo Culturale “Paolo De Matteis”- la cui eredità culturale, a partire dal 1981, fu raccolta dell’omonima Pro-Loco - animati dalla decisa volontà di commemorare il genio artistico di un illustre compaesano del passato, il pittore “Paolo De Matteis”, il quale a Piano del Cilento (l’attuale Piano Vetrale di Orria), ebbe i suoi natali, il 9 Febbraio 1662.

Ed è questa la differenza sostanziale dei Murales di Piano Vetrale, rispetto alle opere murali realizzate in altre parti d’Italia e nel Mondo.

Le tematiche raffigurate, ricalcano quelle di tanti altri murales (denuncia, protesta, ecologia, libertà, tradizioni, miti, omaggi, avvenimenti storici, la vita del paese, le fatiche e la storia dei suoi abitanti) ma il motivo ispiratore posto a fondamento della nascita dell’intera rassegna è la celebrazione di un grande artista, la celebrazione della sua arte, della sua memoria.

La celebrazione in discorso prende corpo, ogni anno, nell’ultima settimana di Luglio,  nel corso della manifestazione denominata: “Pennello D’Oro”, una rassegna di Arti figurative - curata dalla Pro-Loco “Paolo De Matteis” - che si articola in diverse sezioni: collettive di pittura, scultura e fotografia, concorso di pittura estemporanea e murales.

Una manifestazione, che tra alterne vicende, è divenuta un appuntamento d’eccellenza, nel panorama culturale della Provincia di Salerno e non solo.

Dal 2016, grazie al progetto “BD sur les Murs  -  Fumetti sui Muri”, promosso dall’Associazione TheGreenHouse, in collaborazione col Comune di Orria e la Pro-Loco “Paolo De Matteis”, i visitatori, oltre ai murales, possono ammirare sui muri di Piano Vetrale ed Orria, la storia a fumetti di “Mia”, la bambina italo-francese che in visita in Italia, scopre il mondo delle proprie radici.

Un racconto per immagini, espresso ricorrendo alla potenzialità di comunicazione e di immediata comprensione del fumetto, connaturato da una straordinaria valenza pluriculturale, derivante dall’incontro tra due culture forti, quella francese e quella italiana, attraverso l’arte.

Un workshop internazionale, reso possibile dalla partecipazione degli artisti francesi de “L’école CESAN, la prima scuola di fumetto & illustrazione a Parigi.

 

Paolo De Matteis 

Paolo De Matteis, figlio di Decio e di Lucrezia Orrico, nacque a Piano Vetrale il 9 febbraio 1662. Trasferitosi fin dalla tenera età, prima a Capaccio (SA), Sede Vescovile, e poi a Napoli, fu avviato all’apprendimento delle tecniche pittoriche, avendo per maestro, dapprima, Francesco Di Maria (Napoli, 1623-1690), e poi successivamente Luca Giordano (Napoli, 1634- 1705), di cui divenne uno dei migliori allievi, superandolo, per espresso parere di alcuni studiosi, nelle rappresentazioni mitologiche.

Paolo De Matteis, nel suo tempo, era conosciuto anche con l’appellativo di “Paoluccio della Madonnina”, probabilmente, per il fatto che sua madre, dai lineamenti particolarmente gentili e delicati, fosse soprannominata dai più: “la Madonnina”.

Altri studiosi, propendono per un’altra tesi (non suffragata da prove documentali), secondo cui, ad affibbiare al De Matteis questo nomignolo fu Papa Innocenzo XIII (Michelangelo Conti), al quale l’artista aveva fatto dono di una sua piccola tela raffigurante la Madonna.

Artista, dalla personalità complessa, visse alternando genio e sregolatezza. Viaggiò molto in Italia ed all’estero, e nella stessa misura, dipinse favolosi capolavori, commissionati da uomini insigni del tempo, tra i quali Papi e Re.

Intorno al 1682, De Matteis, si recò a Roma dove venne presentato da Gasparo de Haro y Guzmán, marchese del Carpio (suo grande estimatore), al pittore Giovanni Maria Morandi, che lo introdusse all'Accademia di S. Luca, vero crogiuolo di esperienze moderato-barocche sulla linea dei dettami del teorico Giovan Pietro Bellori e del pittore Carlo Maratta.

A Roma, probabilmente, entrò in contatto con il nutrito gruppo di artisti francesi presenti in città, schierati sul fronte classicistico che accomunava al tempo Roma a Parigi.

Nel 1683, nominato il marchese del Carpio, viceré di Napoli, il De Matteis, tornò a Napoli, di nuovo alla scuola del Giordano, che aveva appena lasciato Firenze.

Nella città partenopea, dipinse schemi decorativi per molte chiese, tra cui le decorazioni della volta della Cappella di Sant'Ignazio, nella Chiesa del Gesù Nuovo nell'omonima piazza.

Dal 1686 il De Matteis, risulta iscritto alla congregazione dei pittori, strettamente legata alla Compagnia di Gesù, che aveva sede nella casa professa dei gesuiti.

In questo periodo eseguì: La Madonna col Bambino, s. Liborio e altri santi (Napoli, chiesa di S. Liborio); Adamoed Evapiangono Abele (Copenaghen, Statens Museum for Kunst); Venere e Marte (Venezia, coll. priv.; cfr. Pilo, 1960); Betsabea (Londra, National Gallery); Caccia di Diana (Parigi, Louvre); S. Mauro guarisce gli infermi (Arezzo, badia delle Ss. Fiora e Lucilla); Martirio di s. Alessandro (Melfi, cattedrale); Galatea (Milano, Brera); Miracolo di s. Antonio (Napoli, S. Maria di Montesanto).

Particolarmente importante è, tra il 1690 e il 1692, l'esecuzione delle ventidue tele inviate ai gesuiti del collegio imperiale di Madrid (chiostro di S. Isidoro), probabilmente commissionate dal conte di Benavides;

Dal 1703 al 1705, De Matteis,  dietro invito del duca d'Estrées, si recò a Parigi con un suo allievo, Giuseppe Mastroleo, dove lavorò sotto la protezione di Luigi XIV.

Successivamente, lo troviamo in Calabria e a Genova. Nella città ligure realizzò una “Immacolata Concezione” con l'apparizione di San Girolamo.

Tra il 1723 e il 1725, De Matteis visse a Roma, dove ricevette una commissione da Papa Innocenzo XIII.

Operò anche in Austria, Spagna e Inghilterra.

Ebbe come allievi: Inácio de Oliveira, Bernardes Peresi, e membri della famiglia Sarnelli, tra cui Francesco, Gennaro, Giovanni, e Antonio Sarnelli. Altri suoi allievi furono Giuseppe Mastroleo, Nicola de Filippis e Domenico Guarino.

Sue opere si ritrovano a Parigi, Genova, Napoli, Cocentaina, Madrid, Genova, così come in Calabria e in importanti centri del meridione d'Italia, come Salerno, Lecce, Cassino, Lucera o Gaeta, sebbene alcune di esse siano di dubbia attribuzione.

Proprio a Cassino, nella famosa abbazia benedettina, è conservata una delle sue opere più valide, la tela dell' Assunzione della Vergine, scampata alle distruzioni belliche della Seconda guerra mondiale: per la sua pienezza cromatica, essa rappresentante un classico esempio di dipinto seicentesco. Andarono persi invece i quadri raffiguranti l'Immacolata Concezione e l'Annunciazione.

Nel 1692 realizzò gli affreschi nei catini delle navate laterali, tutti perduti nel 1944.

Pregevoli gli affreschi della volta della Chiesa di San Sebastiano di Guardia Sanframondi (BN), una cittadina del Beneventano, con la quale, il De Matteis ebbe un rapporto proficuo.

Grazie alle commissioni della potente e ricca Corporazione dei Cuoiai, oggi, a Guardia, è possibile ammirare varie opere dell’artista, tra le quali, oltre gli affreschi e le tele nella Chiesa di San Sebastiano, i pregevoli decori nelle altre due chiese cittadine, quelle di S. Rocco e dell´Ave Gratia Plena.

Tra tutte le opere, merita una menzione esclusiva, una scultura modello per il San Sebastiano, una statua d´argento voluta dalla Corporazione nel 1727.

Secondo alcuni studiosi il De Matteis, fece ritorno nel Cilento e nel suo paese natale tra il 1683 ed il 1700, per realizzare dipinti sacri, dietro commissione di illustri prelati e signorotti locali.

A testimonianza del fatto che l’artista, non dimenticò mai la bellezza della sua terra, basta osservare lo sfondo di molte delle sue tele, le quali riproducono, chiaramente, scorci di panorami cilentani.

A tal proposito, tra tutte (come sottolineato da un discendente dell’autore, Giacomo Di Matteo, appassionato ricercatore del suo avo), merita menzione, la tela dal titolo “Riposo durante la fuga in Egitto” (1685 ca.); opera  esposta in occasione della mostra evento: “Paolo De Matteis, un Cilentano in Europa”, tenutasi nei mesi di Febbraio ed Aprile 2013, presso il Museo Diocesano di Vallo della Lucania (SA).

Il quadro è ambientato nella parte alta di Piano Vetrale e il panorama sullo sfondo è senza dubbio Gioi Cilento(SA).

Non è difficile, infatti,  riconoscere il profilo della montagna su cui sorge il comune cilentano, l’attuale belvedere, ove, al tempo dell’artista era ubicata la Torre del Castello, i cui ruderi imponenti sono tutt’oggi visibili.

La torre, completamente distrutta alla fine dell’Ottocento, è la stessa di cui parla il cav. Giuseppe Salati (1847-1930) ne “L’antica Gioi” (1911), pag.27, in cui precisa che al centro del castello di Gioi c’era un’enorme torre di forma quadrata e che ai suoi tempi (1862) stava andando in rovina la parte più alta. Da notare che le due colline azzurre, appena accennate, ricordano, per la loro posizione, il colle di Salento e quello di Castelnuovo Cilento.

Paolo De Matteis, si spense a Napoli il 26 Luglio 1728 e fu sepolto nella Chiesa della Concezione.

In Via Delle Regioni, alla frazione Piano Vetrale, nei pressi della Casa Comunale, è possibile ammirare un busto bronzeo del De Matteis, opera dell’artista cilentano Emanuele Stifano da Pellare (SA).

Nel centro storico, si presenta ancora in buono stato, la casa natia del grande artista.

Il Comune di Orria, con Deliberazione del C.C. n. 24 del 6.09.2017, ha approvato la convenzione per realizzare, in forma associata e coordinata il progetto “ Centro Socio-Culturale Paolo De Matteis ” in Comune di Orria, attraverso il bando tipologia di intervento 7.4.1 “Investimenti per l’introduzione, il miglioramento, l’espansione di servizi di base per la popolazione rurale” del Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020, DRD n.09/2017.

Successivamente è stato approvato anche il progetto esecutivo dell’opera. Pertanto, salvo intoppi burocratici, nel giro di un paio d’anni, il Comune di Orria avrà un Museo dedicato all’estro di Paolo De Matteis.

 

CASINO LEBANO (SA)

La contrada Casino Lebano, distante 8 chilometri dal capoluogo, con i suoi circa 90  residenti, è il nucleo abitato più piccolo del Comune di Orria (SA).

Un caratteristico borgo, con un’altitudine  di circa 30 m sul livello del mare, situato sulla sponda destra della Fiumara (Torrente di Gioi), un paio di chilometri da Omignano Scalo, quasi in confine con i Comuni di Salento e Perito.

Una sorta di vera e propria porta d’ingresso, per i visitatori provenienti da Sud.

Negli anni trenta del secolo scorso, vi abitavano pochissime famiglie, 4 delle quali vivevano nel “Casino” (casa di campagna) di proprietà dell’avv. Pasquale Lebano, figlio di Don Rosario Lebano  da cui il toponimo attuale.

Questi, nel 1840, insieme a suo fratello Miccaro, si era aggiudicato ad un’asta tenutasi nel municipio di Salento, un complesso boschivo di oltre 100 ettari, nell’area dove attualmente è ubicato Casino Lebano.

Dopo alcuni anni, i due fratelli Lebano si divisero i beni di famiglia, stabilendo, tra l’altro, che i fondi di Sessa Cilento e Santa Lucia fossero assegnati a Miccaro, mentre, i terreni siti nel Comune di Orria, in località “Piana dei Marri”, passassero in proprietà esclusiva di Rosario.

Quest’ultimo, chiese alla famiglia Caporale di Sessa Cilento, suo paese natale, di mettere in coltura i nuovi possedimenti, disboscando i terreni ereditati.

I componenti della famiglia Caporale, già coloni di fiducia dei Lebano, con particolare capacità e competenza, in pochi anni, organizzarono una vera e propria fattoria con una capacità produttiva ragguardevole sia per i frutti della terra, sia per l’allevamento del bestiame.

Una vocazione per l’agricoltura di qualità, che Casino Lebano, ha conservato fino ai  giorni nostri.

Dagli inizi del 900 fino al 1944, anno della sua morte, l’azienda fu affidata alla gestione dell’avv. Pasquale Lebano, figlio di Don Rosario, conoscendo anni fiorenti.

All’indomani del II conflitto Mondiale, gli eredi dell’avv. Lebano, decisero di vendere ai coloni. Di conseguenza, quella che era una sorta di “Fazenda”, fu smembrata in tanti appezzamenti, ed i nuovi proprietari, non solo continuarono a coltivare la terra ma costruirono anche diverse abitazioni, facendo sorgere, di fatto, il borgo cosi come noi lo conosciamo.

IN BREVE:

  • Capoluogo: Orria;
  • Frazioni: Piano Vetrale;
  • Contrade: Casino Lebano;
  • Festività religiose: S. Felice Martire (14 gennaio e seconda domenica di Agosto- Orria); S. Antonio (13 Giugno- Piano Vetrale); S. Domenica (7 Luglio-Orria); S. Elia (Piano Vetrale, 20 Luglio); S. Agostino (28 Agosto- Orria); S. Sofia (30 Settembre- Piano Vetrale);

EVENTI:

  • Fiera di S. Domenica: 1° Agosto (Orria);
  • Fiera mercato di Piano Vetrale (il I mercoledì di Luglio);
  • Il Pennello d’Oro (Rassegna d’arte contemporanea), e “Paese in Festa”: ultima settimana di Luglio (Piano Vetrale);
  • “Ficoscia”(mostra mercato del Fico bianco del Cilento), manifestazione enogastronomica: dal 31 Agosto al 3 Settembre (Orria);

 

DA VEDERE:

  1. Orria: Chiesa di San Felice M.; Santuario di Santa Domenica; Cappella della Madonna delle Grazie; Santuario di Santa Domenica; Centro storico;
  2. Piano Vetrale: Chiesa di S. Elia; Chiesa di S. Sofia; Cappella di S. Antonio; Cappella S. Maria delle Grazie; Fontana Vecchia, Nucleo antico di Piano; Murales;

 

ASSOCIAZIONI:

  • Pro-Loco “Paolo De Matteis” (sede, Piano Vetrale);
  • Associazione “Casinando” (sede, Casino Lebano); 
  • Cooperativa “La Mimosa”(sede, Orria);
  • Oratorio “don Bosco” (sede, Orria);
  • Associazione “Horrea mea video” (sede, Orria);
  • Compagnia Teatrale Amatoriale “I 100crammatinirussi”(sede, Piano Vetrale);
  • Associazione di Protezione Civile “Orria- Piano Vetrale- Casino Lebano”(sede, Piano Vetrale;
  • L’Associazione “TheGreenHouse” (sede, Orria );

 

  • Distanze : da Napoli 150 km – da Salerno 80 km – da Vallo della Lucania 24 km.

 

  • Come arrivare :

in auto:   autostrada Salerno- Reggio C., uscita Battipaglia proseguire per Agropoli, percorrere   la variante alla Statale 18, uscita Omignano Scalo;

in treno : linea Salerno- Reggio C. stazione FF SS Omignano Scalo oppure Vallo-Castelnuovo;

in aereo: Aeroporto di Salerno e di Napoli;

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